Rinnegare se stesso

«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».

Dopo la confessione di Pietro, Gesù annuncia la sua morte e risurrezione. Nei versetti del vangelo di Luca letti, troviamo l’invito e le condizioni per la sequela contenute in tre verbi: rinnegare se stessi, prendere la propria croce e seguire. Forse non c’è pagina più difficile di questa da accettare, perché rinnegare se stessi è più difficile che prendere la croce sulle spalle! Rinnegare se stessi richiede “un’operazione chirurgica” nel nostro egoismo; vuol dire mettere al primo posto non “l’io” ma l’altro… perchè in lui c’è Cristo stesso. È mettersi dal punto di vista di quella che il vescovo Tonino Bello chiamava “Chiesa del grembiule”, dove il servizio diventa il distintivo di ogni cristiano; ci si converte amando, si ama convertendosi. Prendere la croce, contemplarla e assumere la carne del povero, dell’oppresso, di chi è collocato ai margini del potere: uscire da sé per istaurare una nuova relazione con gli altri.

Santa Maria, aiutaci a portare il fardello
delle tribolazioni quotidiane, non con l’anima dei disperati,
ma con la serenità di chi sa di essere custodito
nel cavo della mano di Dio.
Amen.

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