
Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona.
Quanto è dura quest’affermazione di Gesù sulla folla accorsa, sulla generazione a Lui contemporanea definendola perversa, perché non vuole riconoscere nella sua persona i segni evidenti dell’azione di Dio. L’affermazione di Gesù risuona ancora oggi, tanto da farci chiedere se anche noi siamo generazione malvagia perché è difficile non chiedere un segno, una dimostrazione a chi ti chiede di amare fedelmente senza limiti né di tempo né di stagione, a chi ti chiede di perdonare, di non far del male a nessuno, di porgere l’altra guancia! Il segno alla fine Gesù l’ha dato ed è visibile ancora oggi: la sua morte da innocente sulla croce. Quei tre giorni che aprono alla risurrezione, alla vita non tolta ma trasformata, sono segno di colui che è più di Giona e di Salomone! Riuscire a riconoscere in Lui l’unico Salvatore, che ci farà vivere oltre la nostra umanità richiede ben più di un segno. E ancor più, andare oltre l’esigenza di avere un segno, un miracolo, è da santi. Chiediamo allora il coraggio di metterci sul sentiero della santità. E lungo questo cammino spesso in salita ci faccia compagnia la sua Parola, e sulla sua parola troveremo il coraggio di non chiedere segni, ma di diventare noi stessi annunciatori e testimoni della sua presenza tra noi!
O Signore, fammi accettare le mie sconfitte,
così che possa prendere la forza per riscattarmi.
Ungi le mie ferite, guariscile con la potenza del tuo amore.
Amen.