L’altro…

Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto».

La morte segna il destino di ogni uomo: Lazzaro non può andare dal ricco, né il ricco andare da Lazzaro. La loro sorte è fissata in maniera irrevocabile! In che consiste il peccato del ricco? No nella cultura del piacere, no nell’amore verso il lusso. Il suo peccato è non avere dato: non un gesto, non una briciola, non una parola al mendicante lasciato solo con i cani. Lo sbaglio della sua vita è di non essersi neppure accorto dell’esistenza di Lazzaro. Non lo vede, non gli parla, non lo tocca: Lazzaro non esiste, non c’è, non lo riguarda. Questo è il comportamento che san Giovanni chiama, senza giri di parole, omicidio: “Chi non ama è omicida” (1Gv 3,15). Qui tocchiamo il centro del vangelo: avevo fame, avevo freddo, ero solo, abbandonato, l’ultimo e tu hai spezzato il pane, hai asciugato una lacrima, mi hai regalato un sorso di vita. Il male più grande è l’indifferenza, lasciare intatto l’abisso tra le persone. Invece “Il primo miracolo è accorgersi che l’altro, il povero esiste” (Simone Weil) e cercare di colmare l’abisso di ingiustizia che ci separa.

O Signore, rendi il mio cuore libero dalle false passioni,
liberami dall’idolatria della ricchezza e dell’orgoglio,
rendimi capace di rapporti autentici. Amen.

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