Veramente figli

«Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

Gesù è rivolto al popolo che cerca, che attende e che ha sete di quella vita che solo dalla Parola accolta scaturisce come sorgente di novità e di comunione. La parabola del Padre misericordioso e del figlio prodigo scaturiscono in Gesù dalla stessa identità con il Padre, dal bisogno di rivelare il segreto più intimo e vero dell’amore di un Dio che non vede l’ora di risollevare, riammettere, ridare dignità alla creatura, al figlio disperso, allontanato, coinvolto nella miseria di questo mondo. Miseria che attira misericordia. Misericordia che attende miseria. Ciò che impedisce di accogliere la novità di Dio sono i pregiudizi, il fatto di pretendere di conoscere già Gesù. Un rischio da cui nessuno è esente. Talvolta noi non cerchiamo Dio, ma solo i suoi vantaggi senza accorgerci che viviamo come servi e non come figli, pretendendo comprensione e aiuto quando tutto ci è messo a disposizione per essere felici. Il programma di Gesù e del Dio di Gesù è la salvezza universale e non il privilegio di alcuni.

O Signore, fortifica la nostra speranza con la tua Parola
e donaci di comprendere che siamo figli ai quali tutto è dato
di ciò che serve per essere felici qui e ora.
Mandaci il tuo Spirito d’amore
per solidarizzare tra noi come tra fratelli.
Amen.

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