
Gesù diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò.».
La parabola del fico sterile, pur nella sua brevità, è ricca di motivi. C’è il motivo della sterilità di Israele e della sua ostinazione al peccato. E c’è il motivo della pazienza di Dio, della sua misericordia e nello stesso tempo della provvisorietà. E un terzo motivo che parrebbe contraddire il precedente: l’urgenza della conversione. Questo tempo è di Dio e nostro! La tentazione di possedere il futuro è idolatria e la presunzione di essere padroni assoluti della propria vita. La vita è un dono e così anche il tempo: è necessario valorizzarli nella logica del Vangelo. Ma quali frutti stiamo producendo: interroghiamoci sulle nostre responsabilità! Convertiamoci sul serio e accettiamo la fatica del camminare dentro la complessità del presente e superiamo con fede la presunzione di essere a posto, onesti, di essere nel giusto perché osserviamo alcuni riti. Conversione, dunque, del cuore, del linguaggio, dei comportamenti, delle relazioni e portare frutti. Salvezza è portare frutti, non solo per sé anche per gli altri. Per star bene l’uomo deve dare. È la legge della vita!
Padre, per la tua giustizia rispondimi;
aiutami a comprendere se sto percorrendo una via di verità
e infondimi il coraggio che hai dato a Gesù
per affrontare le scelte difficili che mi attendono.
Nulla ostacoli il mio desideri di seguirti
e di mettere a frutto i doni che tu mi hai dato.
Amen.