Eccomi

L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

“Ecco la serva del Signore”. La risposta di Maria rappresenta quello che all’uomo resta da fare: mettersi al servizio di Dio, senza se e senza ma. Viviamo in un tempo nel quale lo stupore risulta difficile, perché siamo immersi nel clamore del reclamizzato, nel torpore del già dato, nel grigiore di ciò che è banalizzato; manca spesso la linearità di scelte coinvolgenti, la necessità di esperienze forti. L’Eccomi di Maria è il ribaltamento totale di questa situazione, perché, dove la vita è abbrutita è rinnovata, là dove è programmata diventa vita donata, là dove è distrutta diventa vita salvata. Maria modello di responsabilità e di ogni vocazione: a lei deve rivolgere lo sguardo lo sposato, il celibe per il servizio al Regno, il ministro per ricomprendere la motivazione originaria degli inizi per superare la tentazione di fermarsi e di nascondersi. Con le sue ultime parole all’angelo rivela il nostro vero nome. Il nome dell’uomo è: Eccomi.

O Padre, che nel tuo Figlio
ti sei rivelato come l’Emmanuele, il Dio con noi,
infondi in me la tua grazia perché, come Maria,
possa accogliere la tua radicale novità
e possa fare spazio al mistero.
Amen.

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