Essere di Cristo

Si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”.

Lo scriba ha capito che il vero culto gradito a Dio non passa attraverso il vuoto formalismo religioso, ma attraverso un amore concreto per Dio e per l’uomo! Ma che cosa manca ancora a quel saggio scriba che condivide le idee morali di Gesù?
La risposta la dà il Vangelo nell’episodio che segue: accettare Gesù come messia; ciò che conta per la salvezza non è la morale, ma la fede in Gesù Cristo. Il messaggio dell’evangelo ci conduce a riflettere, oggi, più in profondità sul nostro essere cristiani.
Essere cristiani non significa solo non fare del male a nessuno ed essere animati da un sentimento umanitario. Anche lo scriba dell’evangelo riconosce l’esattezza della risposta di Gesù e ribadisce il primato della carità a ciò che viene offerto nel culto. La preghiera, la vita sacramentale, non hanno alcun significato cristiano se non danno luogo alla testimonianza, a gesti di carità, all’accoglienza, al perdono, alle relazioni costruttive con le persone. È necessario “rendere visibile il grande sì della fede” (Benedetto XVI).

Signore, desidero ritrovare la purezza del reciproco incontro
che rifonda, con una sola risposta, la mia stessa identità
e la renda riflesso della tua logica di amore. Amen.

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