Umiltà

Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano».

Ciò che ci rende giusti non sono i nostri meriti, le nostre virtù. Ciò che vi è di nostro ci allontana da Dio, solo ciò che vi è di suo in noi ci avvicina a Lui, il suo perdono, la sua grazia accompagnati dalla penitenza e dalla fede… Ecco allora la lezione offerta a noi dall’evangelo: essa riguarda l’umiltà che si rivela virtù appropriata non solo al momento della preghiera, ma in ogni atteggiamento vitale del cristiano. L’umiltà è il passaporto per essere ammessi al regno di Dio. La preghiera è lo specchio della vita: essa rivela chi noi siamo e chi è Dio per noi; nella preghiera si evidenzia la nostra vera identità. Essere autentici: prendere le distanze, rifiutare ogni opportunismo, compromesso e denunciare tutte quelle situazioni che mortificano le persone: il fariseismo, il doppio gioco, il culto dell’apparenza, il formalismo, il rifiuto del diverso, l’uso strumentale di Dio. “Veramente il cristiano, per amore della fedeltà al Vangelo deve sentirsi servo di Dio e di nessun altro” (Don L. Milani).

O Dio, abbi pietà di me nel tuo amore.
Nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro.
Crea in me un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo.
Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso. Amen.

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