
Si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli…».
Al centro della parabola vi è la rivelazione del cuore del padre. A lui non interessa condannare e neppure assolvere, non interessa giudicare ma esprimere un amore incondizionato. Dio è esclusivamente amore! Il figlio maggiore torna dai campi, vede e entra in crisi. Non riesce ad accettare come fratello quel dissoluto (questo tuo figlio dirà): “Io ho sempre ubbidito, ho osservato tutti i tuoi comandi e a me neanche un capretto”. È l’uomo dei rimpianti, onesto e infelice che ha perso la gioia di vivere. Quanti cristiani sono così onesti e infelici “i cristiani del capretto”! (P. Turoldo). I due figli coabitano in noi, possiamo riconoscerci nelle loro illusioni. Anche in noi può prevalere l’immagine del figlio Maggiore, quando ci si accorge che l’omicida, il violento, il disonesto, il furbo sta meglio di noi… Allora Dio è ingiusto… e se deve fare preferenze lo deve fare con me che sono bravo. Perdonare, riconciliare e riconciliarsi, accettare l’altro che ha sbagliato, ridargli fiducia e possibilità di ricominciare, tutto questo equivale a passare dalla logica umana alla logica divina.
O Dio, accogli nell’abbraccio del tuo amore tutti i figli
che tornano a te con il cuore pentito;
ricoprili delle vesti della salvezza,
perché possano partecipare con gioia
alla cena pasquale dell’Agnello. Amen.