Affidarsi…

Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.

L’evangelo odierno ci presenta Gesù che, passando per la Samaria, viene dalla Giudea alla Galilea e ritorna a Cana “dove aveva cambiato l’acqua in vino”! Durante questo cammino, Gesù compie un altro “segno”: la guarigione del figlio di un funzionario del re Erode Antipa, tetrarca della Galilea. A differenza degli altri segni compiuti da Gesù qui il miracolo avviene a distanza e la Parola anticipa l’evento della guarigione; il funzionario è sollecitato a credere, mentre custodisce nel cuore la promessa di Gesù, anzi la speranza piena di certezza: “Vai, tuo figlio vive”. Il funzionario regio, credendo nella disponibilità di Gesù Cristo e del suo potere terapeutico, è presentato da Giovanni come modello del credente. La fede è affidarsi a colui che crea “nuovi cieli e nuova terra”, che fa risalire dagli inferi, che può mutare il lamento in danza, che dà la vita eterna!

Signore, io credo in te, ma spesso rischio di vivere il passato
senza accorgermi che la vera gioia sta nel presente
che tu mi prepari. Amen.

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