
A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà. Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina».
Gesù, in un giorno di festa, salì a Gerusalemme, anche se non ci è possibile precisare quale festa ricorresse. Certamente il miracolo della guarigione del paralitico avvenne in giorno di sabato. Sorprende il fatto che nel “gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici”, Gesù abbia scelto proprio quell’uomo che era ammalato da trentotto anni e non aveva nessuno che lo immergeva nella piscina. È Gesù inoltre a prendere l’iniziativa e pone la domanda: “Vuoi guarire?”. È questa domanda che risveglia in quell’uomo il desiderio di guarigione che avviene con la forza non dell’acqua, ma della parola che risana. La sua Parola è autorevole, fa sempre quello che dice, come la parola creatrice all’inizio dei tempi: “Egli parla tutto è fatto; comanda e tutto esiste” (cfr Sal 32). Secondo il testo è proprio nel tempio che Gesù opera la guarigione più grande, quello dello spirito, offrendo al paralitico perdono e salvezza: “Ecco sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio”.
Padre, liberami da ogni ostacolo
che mi impedisce di camminare verso di te.
Sciogli le mie pigrizie e aiutami ad essere responsabile
della mia vita e degli altri. Amen.